Irlanda la dolce

Appena messo piede in Donegal, davanti a una distesa di erica che sconfinava in un orizzonte di nebbia, avevo capito che era da lì che arrivavo. Non me lo sapevo spiegare, ma avevo la sensazione netta che il luogo naturale da cui proveniva la mia anima fosse esattamente quello. Poi mi hanno raccontato che succede a tutti. Si arriva in Irlanda e il cuore batte come a chi torna a casa dopo anni di assenza.

Detto questo, eravamo lì per alcune riprese in una scuola di gaelico che facevano parte di un documentario dedicato all’ Isola di smeraldo.

La segretaria, una brunetta con gli occhi verdi e le efelidi, ci spiava senza fiatare. A fine giornata mi aveva avvicinato e aveva detto «Se vi va, posso farvi conoscere dei musicisti».

Siobhan, si chiamava.

«Siobhan» le avevo risposto «come puoi pensare che non ci interessino?»

Perfetto, aveva risposto lei, allora facciamo per domani mattina. Mi aveva lasciato il suo numero di telefono ed era andata a casa.

Il giorno seguente l’avevo chiamata. Non c’è, aveva risposto la madre, è dal fratello, e mi aveva dato il numero. E’ appena uscita, aveva detto il fratello, la trovate alla scuola di gaelico. L’avevamo raggiunta. Tutto a posto, aveva fatto lei. Li ho chiamati, sono quattro. Appuntamento al pub in fondo alla strada fra un paio d’ore.

Ci eravamo andati subito e avevamo cominciato ad allestire il set. Una volta pronti, avevamo aspettato. Un’ora. Due ore. Avevamo pranzato con dei sandwich, aspettato ancora. Fino a che non era comparsa Siobhan. Ci siamo, aveva detto, stanno arrivando. Un attimo dopo era entrato un vecchietto. Piccolo, col passo malfermo e la custodia di un violino. Dietro di lui, due omoni e una ragazza. Salve, aveva fatto lei, verranno anche delle ballerine. Oh, avevo risposto, magnifico!

«Sì, e ‘ndo ‘e mettemo?» aveva chiesto Claudio, il direttore della fotografia. Che in effetti, considerato che eravamo circondati dal gestore e un gruppo di avventori suoi amici, si cominciava a stare un po’ stretti.

Ci eravamo piazzati. Pronti. Musicisti e ballerini. Avevamo battuto un paio di ciak e loro avevano suonato e sgambettato per una mezz’ora. Alla fine Guinness per tutti. Non ricordo la cifra esatta, ma essendo responsabile del budget, so che ce ne eravamo fatti per una discreta sommetta. Del tutto imprevista. Ma si sa, gli imprevisti sono voce consolidata in tutti i preventivi.

Bene, avevo detto ai musicisti tendendogli la mano, siete stati magnifici. Se ci lasciate nome e cognome vi citeremo nei titoli di coda. Loro mi avevano squadrata. Un attimo di incertezza e poi Siobhan mi aveva chiamato da parte. Questi sono quattro dei migliori musicisti di tutta l’Irlanda, aveva detto. Costano parecchio, ma per voi hanno accettato di suonare per poco. Siobhan, avevo risposto, che storia è? Nessuno di noi aveva chiesto niente. Ce ne saremmo andati anche senza musiche. Lei aveva guardato oltre le mie spalle, sorriso a una delle ballerine, l’aveva raggiunta ed era uscita dal pub in sua compagnia.

I quattro mi osservavano muti. Loro da un lato, gli avventori e il barista dall’altro.

«Che, ce stanno problemi?» aveva chiesto Claudio smontando la cinepresa dal cavalletto. Dammi una scatola di pellicola vergine, gli avevo detto, e aspettatemi sul furgone.

Sapevo bene che quei quattro non erano tra i migliori musicisti d’Irlanda. Tanto meno le ballerine. Ci stavano provando. E allora gli avevo porto la scatola di pellicola.

«Questo è il girato» avevo detto «Non abbiamo soldi per pagarvi. Ma possiamo rendervi quello che abbiamo ripreso». Nessuno sfruttamento di immagine, avevo aggiunto.

Mi avevano fissata stupiti. Altrettanto avevano fatto gli avventori. Silenzio. Poi la ragazza della chitarra aveva respinto la scatola. Quanto puoi darci? aveva chiesto. Avevo sparato una cifra miserevole. Ci sto, aveva fatto lei. I tre uomini avevano scosso la testa. Ci stanno anche loro, aveva fatto lei.

Mi ero ripresa la pellicola, avevo messo i soldi in mano alla ragazza e sotto lo sguardo del barista ingrugnito mi ero diretta verso il furgone in moto. Via! avevo detto salendo.

Ed eravamo partiti per l’Ulster.

On the Roads of Ireland (estratto)

Making of

2 Risposte to “Irlanda la dolce”

  1. ohhhhhhhhhhhhhhh! 😉

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